Landing page per le campagne: come costruirla per ottenere contatti.

Ogni clic su un annuncio costa, e la pagina dove arriva decide se diventerà un contatto. Vediamo come costruire una landing page chiara, anche senza essere tecnici.

Hai attivato una campagna, i clic arrivano, il budget scende, ma le richieste restano poche. Prima di dare la colpa agli annunci, guarda dove finiscono quei clic. Spesso il punto debole è proprio la landing page, cioè la pagina su cui atterra chi ha cliccato: se non conferma subito ciò che l’annuncio ha promesso, quella persona torna indietro e il clic è pagato comunque.

A breve vediamo cosa deve avere una landing page per le campagne, come scrivere il modulo, cosa controllare sullo smartphone e come capire se funziona. Ti serve solo un po’ di senso pratico. 🎯

Una pagina, un’offerta, un obiettivo

La differenza con una normale pagina del sito sta tutta qui: una landing page ha un solo compito. Parla di un servizio preciso, a persone precise, e chiede una sola azione. Niente menu pieni di voci, niente notizie, niente link che portano altrove.

Facciamo un esempio di fantasia. Un’impresa di pulizie fa pubblicità per chi cerca “pulizia uffici”. Se l’annuncio porta alla home page, chi ha cliccato trova condomini, sanificazioni e traslochi, e deve cercare da solo la parte che gli interessa. Se invece atterra su una pagina dedicata alla pulizia degli uffici, con la zona servita e un modulo per chiedere un sopralluogo, ha già tutto davanti agli occhi.

Prima di costruire la pagina, quindi, scrivi su un foglio tre cose:

  • a chi parli: per esempio, chi gestisce un ufficio e deve sostituire la ditta attuale;
  • cosa offri: un servizio solo, non tutto il catalogo;
  • cosa vuoi che faccia: chiedere un preventivo, chiamarti o prenotare.

Se non riesci a scriverle in poche righe, la pagina verrà confusa, per quanto bella possa essere.

La pagina deve mantenere la promessa dell’annuncio

Chi clicca ha in testa le parole che ha appena letto. Se l’annuncio dice “preventivo in giornata” e la pagina non lo nomina, nasce il dubbio di aver sbagliato posto.

Per le campagne Google c’è anche un motivo in più. Nella guida sull’esperienza sulla pagina di destinazione, Google la descrive come una valutazione di quanto la pagina sia pertinente e utile per chi ha cliccato l’annuncio, e consiglia pagine ben organizzate, con testi legati alla parola chiave e a ciò che le persone cercano. Questo incide anche sui costi, come ho spiegato nell’articolo su quanto costa Google Ads.

Una landing page funziona quando chi arriva pensa subito: è proprio quello che stavo cercando.

Nella parte visibile senza scorrere, quella che si chiama above the fold, devono esserci almeno questi elementi:

  • un titolo che riprende l’annuncio: stesse parole, stessa offerta;
  • una frase che spiega il vantaggio: cosa ottiene il cliente, in parole semplici;
  • la zona o il tipo di cliente: chi non rientra capisce subito che non è il suo caso;
  • un invito all’azione: un pulsante chiaro, che dice cosa succede dopo il clic.

Sul pulsante, quella che in gergo è la call to action, evita il generico “invia”. Meglio “chiedi il preventivo” o “prenota il sopralluogo”: chi legge sa già cosa sta per fare.

Cosa mettere sotto, per togliere i dubbi

Chi è già convinto compilerà il modulo subito. Gli altri continuano a scorrere perché hanno ancora qualche domanda, ed è a loro che serve il resto della pagina. Ecco cosa può aiutarli:

  • come funziona: i passaggi dalla richiesta al lavoro finito, in tre o quattro punti;
  • cosa è incluso: e cosa no, così eviti richieste che non puoi soddisfare;
  • chi sei: nome, foto vera, sede, un motivo concreto per fidarsi di te;
  • prove reali: recensioni autentiche, esempi di lavori fatti, certificazioni che possiedi;
  • le domande frequenti: prezzi, tempi, zona, con risposte oneste.

Se hai ancora poche recensioni o pochi esempi, non preoccuparti e non inventarne: una spiegazione chiara del tuo metodo vale più di una frase altisonante. Ripeti il pulsante dopo i blocchi principali, così nessuno deve risalire per contattarti.

Il modulo: poche domande, e solo quelle utili

Il modulo è il punto in cui chi era interessato può ancora rinunciare. Il primo consiglio di Nielsen Norman Group sui moduli online è proprio tenerli brevi, eliminando i campi superflui. Lo stesso articolo suggerisce, sui telefoni, di mettere l’etichetta subito sopra il campo.

Quando scegli cosa chiedere, ragiona così:

  • il minimo per richiamare: nome, telefono o email e una breve descrizione possono bastare per iniziare;
  • una domanda in più solo se serve davvero: per esempio la zona, se lavori in un’area limitata;
  • nessun campo “per sicurezza”: se non useresti quell’informazione al primo contatto, puoi chiederla dopo;
  • un’alternativa: per molte persone è più comodo un pulsante per chiamare o scrivere su WhatsApp.

Dopo l’invio, una pagina di conferma dice che la richiesta è arrivata e quando riceverà risposta. Poi tocca a te non farla raffreddare: nell’articolo sul CRM per piccole imprese trovi come seguire ogni contatto. Ricorda anche che il modulo raccoglie dati personali: per l’informativa e i consensi chiedi conferma al tuo consulente privacy, perché questa non è consulenza legale.

Smartphone e velocità: la prova da fare sempre

È facile controllare la pagina solo dal computer dell’ufficio, ma una parte dei clic può arrivare dai telefoni. Apri la tua landing page dallo smartphone, con la connessione dati, e chiediti: capisco subito l’offerta? Il pulsante si vede? Il modulo si compila senza fatica?

Per la velocità puoi fare riferimento ai Core Web Vitals, le metriche indicate da Google su web.dev. Tra queste c’è l’LCP, che misura il caricamento: l’obiettivo è stare entro 2,5 secondi, valutando telefono e computer separatamente. Se il risultato è lontano, di solito i primi sospetti sono immagini troppo pesanti e video o script aggiunti alla pagina senza una vera necessità.

Come capire se la landing page funziona

Senza misurare si va a sensazione. Il dato che conta non sono le visite, ma quante persone cliccano e poi ti contattano. Controlla che la campagna registri l’invio del modulo e, se puoi, i clic sul numero di telefono: la strada è simile con Google Ads e con Meta Ads.

Poi cambia una cosa alla volta, per esempio il titolo o il numero di campi del modulo, e dai alla prova il tempo di raccogliere dati. Se cambi tutto insieme, non saprai cosa ha fatto la differenza. 😉

Vuoi un parere sulla tua landing page?

Un’offerta sola, un messaggio coerente con l’annuncio, un modulo breve, una pagina veloce sul telefono e contatti misurati: spesso è da qui che si comincia, prima di aumentare il budget. Prova oggi stesso a cliccare il tuo annuncio e a leggere la pagina come se non ti conoscessi.

Se vuoi un secondo sguardo, puoi scrivermi con il link alla pagina e all’annuncio: li guardiamo insieme e ti dico da dove partirei. 👋

Domande frequenti

Che differenza c'è tra una landing page e la home page?

La home page presenta tutta l'attività e offre molte strade: servizi, chi siamo, contatti. La landing page parla di una sola offerta e chiede una sola azione, per esempio compilare un modulo o chiamare. Per questo è di solito più adatta a ricevere il traffico di una campagna.

Posso usare una pagina del mio sito come landing page?

Sì, se quella pagina parla esattamente di ciò che promette l'annuncio e rende semplice contattarti. Una buona pagina di servizio può già fare questo lavoro. Se invece è generica o piena di distrazioni, conviene crearne una dedicata.

Serve una landing page diversa per ogni campagna?

Non per forza per ogni campagna, ma una per ogni offerta o servizio importante sì. Se vendi due servizi diversi a persone con esigenze diverse, una pagina unica rischia di non convincere nessuno. Puoi partire dal servizio che ti interessa di più e aggiungere le altre pagine in seguito.

Quanto deve essere lunga una landing page?

Quanto basta per rispondere ai dubbi di chi deve decidere, e non esiste una misura valida per tutti. Un servizio semplice o urgente può richiedere poche righe, mentre un acquisto importante chiede più spiegazioni. L'importante è che l'offerta e il modo per contattarti si vedano subito.

Posso usare la stessa landing page per Google Ads e Meta Ads?

Sì, tecnicamente puoi, e spesso è un buon punto di partenza. Tieni presente però che chi cerca su Google ha già un bisogno preciso, mentre chi vede un annuncio sui social magari non ci stava pensando. Se i risultati sono molto diversi, prova una versione della pagina che spieghi di più a chi arriva dai social.

Roberto NicolosiRealizzo siti web e gestisco campagne online per professionisti e piccole imprese. Chi sono

Ti serve una mano con questo?Google Ads

Ti è stato utile? Parliamo del tuo caso.

Raccontami la tua attività e cosa vorresti ottenere.